Omicidio e lesioni stradali
15 maggio, 2020

Omicidio e lesioni stradali

La sanzione accessoria della revoca “automatica” della patente di guida è intangibile in caso di giudicato antecedente la dichiarazione di incostituzionalità (Cass. pen. Sez. I° - Sentenza n. 1804/2020)

Come è noto, nel 2016 sono stati introdotti nel Codice penale gli artt. 589 e 590 bis, in relazione alle fattispecie di omicidio e lesioni personali gravi o gravissime nell’ambito della circolazione stradale.

Contestualmente, il disposto di cui all’art. 222, comma 2 del Codice della Strada, indiscriminatamente per tali fattispecie, aveva previsto l’automatica applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente in caso di condanna.

Con sentenza n. 88/2019 (ud. 19.2.2019 – dep. 17.4.2019) la Corte Costituzionale ha poi dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 222 comma 2, quarto periodo, del codice della strada, “nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’art. 444 del codice di procedura penale, per i reati di cui agli artt. 589-bis (Omicidio stradale) e 590-bis (Lesioni personali stradali gravi o gravissime) del codice penale, il giudice possa disporre, in alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stessa ai sensi del secondo e terzo periodo dello stesso comma 2 dell’art. 222 cod. strada allorché non ricorra alcuna delle circostanze aggravanti previste dai rispettivi commi secondo e terzo degli artt. 589-bis e 590-bis cod. pen.”.

Nel periodo intercorrente tra il 2016 e la declaratoria di incostituzionalità sopra richiamata, numerose sono state le condanne irrogate dai Tribunali, soprattutto mediante decreti penali non opposti e divenuti esecutivi a carico di imputati rei di aver causato incidenti stradali e provocato lesioni non particolarmente apprezzabili (ma con prognosi anche di poco superiore a quaranta giorni): solitamente condanne ad una pena pecuniaria sostitutiva della reclusione, condizionalmente sospesa, ed applicazione della sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente (riconseguibile solo trascorsi 5 anni).

Chi ha ora adito il Giudice dell’esecuzione nel tentativo di ottenere la rideterminazione della sanzione accessoria, a seguito della sopravvenuta incostituzionalità, è però rimasto deluso.

Recentemente si è espressa sul punto la Corte di Cassazione (Cass. pen. n. 1804/2020), che ha ritenuto che la sanzione amministrativa, cui non sia attribuita natura sostanzialmente penale, è pacificamente esclusa dall’ambito applicativo della previsione di legge di cui all’art. 30 co. 4 legge n. 87 del 1953, che dispone che, quando in applicazione della norma dichiarata incostituzionale è stata pronunciata sentenza irrevocabile di condanna, ne cessano la esecuzione a tutti gli effetti penali.

La Suprema Corte ha affrontata, in punto di diritto, l’attribuzione o meno, alla revoca della patente di guida come disciplinata dall’art. 222 C.d.S.,  di “effetto penale” della condanna, ferma restando la qualificazione nominalistica di “sanzione amministrativa accessoria”.

Ha ritenuto che, dall’analisi del testo di legge e dagli stessi contenuti della decisione Corte Cost. n. 88/2019, emerge tanto la prevalente finalità preventiva della revoca della patente che la temporaneità del divieto di conseguire nuovo titolo, aspetti che portano ad escludere la possibilità di attribuire a tale misura l’etichetta di ‘sanzione penale’ ed ha concluso che non vi sia pertanto alcuna ‘attrazione’ in ambito penale del tema della revoca della patente di guida.

Ha precisato altresì che la revoca della patente è concepita dal legislatore come misura inibitoria correlata all’avvenuta manifestazione di pericolosità del soggetto, autore dell’illecito penale, dunque essenzialmente quale misura di prevenzione, atteso che la inibizione alla guida assicura la collettività dalla possibile reiterazione del comportamento pericoloso, con estraneità funzionale agli aspetti meramente afflittivi della pena.

Ha quindi escluso che la rimozione dell’automatismo della revoca, prima previsto dall’art. 222, comma 2, C.d.S. e dichiarato incostituzionale, possa avere l’effetto di ‘ridiscussione’ del giudicato, anche in ragione delle caratteristiche obiettive di detta misura accessoria.

 

Maggio 2020


Alessandro Spreafico