Il rappresentante comune di quota societaria di s.r.l. caduta in successione
05 ottobre, 2022

Il rappresentante comune di quota societaria di s.r.l. caduta in successione

E’ frequente il caso in cui la quota di partecipazione in una società a responsabilità limitata, a seguito del decesso di un socio, cada nella successione dello stesso con la conseguente instaurazione di una comproprietà indivisa tra gli eredi, secondo le quote ereditarie di ciascuno.

In tale ipotesi si applica il disposto di cui all’art. 2468, comma quinto, cod. civ., secondo cui “nel caso di comproprietà di una partecipazione, i diritti dei comproprietari devono essere esercitati da un rappresentante comune nominato secondo le modalità previste dagli artt. 1105 e 1106”.

Il legislatore ha quindi previsto che se una quota societaria di s.r.l. cade in successione e, per l’effetto, è in comunione tra più eredi, i diritti relativi a quella quota (le ipotesi più comuni sono quelle dell’esercizio del diritto di voto in assemblea e del diritto di impugnativa delle delibere assembleari) sono esercitati dal rappresentante comune. La ratio della disposizione è quella di fare in modo che la società abbia un unico interlocutore rispetto a più soggetti titolari della medesima partecipazione sociale.

Nulla toglie che detta partecipazione in comproprietà possa essere in un secondo momento divisa tra gli eredi. A tal fine è necessario un accordo consensuale di divisione tra gli stessi eredi comproprietari od un giudizio divisionale ordinario.

Il richiamo operato dall’art. 2468 c.c. agli artt. 1105 e 1106 del cod. civ., che regolano la materia della comunione ordinaria in generale, comporta che la nomina del rappresentante comune avviene a maggioranza semplice (e quindi non all’unanimità) e che la maggioranza dei partecipanti va calcolata secondo il valore delle quote e non per teste. Questo significa che nel caso in cui gli eredi comproprietari abbiano quote ereditarie diverse, la maggioranza dei partecipanti alla comunione andrà calcolata in base al valore delle rispettive quote.

L’art. 1106 cod. civ., pure richiamato dalla norma in esame, prevede altresì che si possa deliberare, da parte dei partecipanti alla comunione, un regolamento per l’ordinaria amministrazione della cosa comune ed altresì - sempre a maggioranza dei partecipanti - si possa delegare l’amministrazione del bene comune ad uno o più partecipanti od anche un estraneo, determinando gli obblighi e i poteri dell’amministratore.

La giurisprudenza e la dottrina affermano che il rappresentate comune va inquadrato nella figura del mandatario ovvero di colui che si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto di altro soggetto, con la conseguenza che le ipotesi di mancato diligente espletamento dell’incarico da parte del rappresentante comune (ad es. per il voto non conforme alle istruzioni ricevute dai compartecipanti alla comunione della quota o per eventuali inadempimenti rispetto alle indicazioni ricevute dai contitolari della quota) troveranno sanzione in un giudizio di responsabilità ex mandato (tra le altre, Tribunale di Milano, Sezione Imprese, 28.5.2021).

Da quanto sopra discende che l’operatività concreta della comunione della quota e della figura del rappresentante comune si sviluppa sostanzialmente in queste fasi:

(i) riunione dei comproprietari della partecipazione (che richiede la previa informazione di tutti, ma non richiede obbligatoriamente il c.d. metodo collegiale ovvero una vera e propria assemblea di formazione della volontà della maggioranza);

(ii) formazione della volontà deliberativa a maggioranza semplice delle quote ereditarie;

(iii) indicazione di detta volontà al rappresentante comune che, quale mandatario, dovrà manifestarla ed esprimerla in sede assembleare.

Si può quindi affermare che i soci comproprietari della partecipazione societaria rimangono gli unici ed esclusivi titolari del diritto di formazione della volontà dell’assemblea dei partecipanti alla comunione con riguardo a quella partecipazione con l’effetto che il rappresentante comune ha l’obbligo/dovere di trasferire fedelmente la volontà deliberativa della maggioranza dei partecipanti alla comunione in sede di esercizio del diritto di voto in assemblea.

Per completezza d’esame, si segnala che la giurisprudenza è conforme nel ritenere che i diritti amministrativi della quota quali quelli dell’esercizio del diritto di voto, dell’impugnativa di una delibera assembleare, della partecipazione all’assemblea possano essere esercitati solo  dal rappresentante comune in via esclusiva (secondo le istruzioni della maggioranza dei contitolari della quota) e non possano invece essere esercitati  dai singoli comproprietari (tanto che, nell’impossibilità di addivenire alla nomina del rappresentante comune con il metodo deliberativo, si farà ricorso all’autorità giudiziaria).

E’ discusso invece se altri diritti (quali ad es. la richiesta di informazioni relativamente alla gestione della società da parte del socio, il diritto di ispezione in capo al socio ex art. 2476, II co., c.c.) siano esercitabili dal singolo comproprietario della partecipazione. La giurisprudenza della sezione imprese ha dato risposta positiva, ritenendo che tale tipo di diritti differisca da quelli ordinari amministrativi e non coinvolgendo la stessa ratio della nomina del rappresentante comune, possano essere esercitati dal singolo contitolare della quota in comunione (v. Tribunale di Milano – Sezione Imprese 19.1.2017 n. 69494).

Ottobre 2022

Alessandra Buzzavo