Compensatio lucri cum damno: le Sezioni Unite dicono no al cumulo tra indennizzo assicurativo e risarcimento
26 marzo, 2019

Compensatio lucri cum damno: le Sezioni Unite dicono no al cumulo tra indennizzo assicurativo e risarcimento


Con la sentenza 12565 del 22.5.2018, le Sezioni Unite della Cassazione si sono pronunciate in merito all’ambito di operatività della c.d.‘compensatio lucri cum damno’, con specifico riguardo al cumulo tra indennizzo assicurativo e risarcimento del danno da fatto illecito.

 

Il caso su cui le Sezioni Unite sono state chiamate a risolvere un contrasto giurisprudenziale concerneva la tragedia aviatoria di Ustica. Ci si è chiesti: nella liquidazione del danno da fatto illecito, l’importo dell’indennità assicurativa, derivante da assicurazione privata contro i danni che il danneggiato assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto illecito, va detratto dall’ammontare del danno risarcibile, o può viceversa cumularsi a quest’ultimo?


La risoluzione della questione è individuabile nell’ambito di operatività della compensatio lucri cum damno, istituto di origine dottrinale e giurisprudenziale che opera nel momento di liquidazione e quantificazione del danno da parte del Giudice, il quale è tenuto a detrarre dal quantum risarcitorio gli eventuali vantaggi percepiti dal danneggiato in conseguenza del fatto illecito.

La compensatio lucri cum damno rappresenta un corollario del principio di indifferenza e trova fondamento nell’articolo 1223 c.c. secondo cui il danneggiato dovrà essere risarcito per la perdita subita, come per il mancato guadagno, in quanto questi siano conseguenza immediata e diretta del fatto illecito.

La funzione risarcitoria della responsabilità civile consiste, come noto, nella reintegrazione dello stato antecedente il verificarsi del danno: in tale ottica, il risarcimento del danno non potrà implicare un arricchimento per lo stesso danneggiato. Osservano infatti le SS.UU.: ‘il risarcimento deve coprire tutto il danno cagionato, ma non può oltrepassarlo, non potendo costituire fonte di arricchimento del danneggiato’.

Pertanto, le poste attive che si presentano nel patrimonio del danneggiato (c.d. beneficio collaterale), successivamente al fatto illecito, devono essere compensate con quelle negative e quindi decurtate dal quantum risarcitorio.


Il contrasto giurisprudenziale e la decisione delle Sezioni Unite

Pacifica l’esistenza dell’istituto della compensatio, si è tuttavia registrato un contrasto giurisprudenziale in ordine alla sua portata e al suo ambito di operatività, con particolare riguardo all’ipotesi in cui il vantaggio ottenuto dal danneggiato in connessione con il fatto illecito derivi da un titolo diverso dall’illecito stesso e vi siano due soggetti obbligati sulla base di fonti differenti.

Ciò può verificarsi, come nel caso oggetto della sentenza in commento, in materia di assicurazione privata contro i danni laddove, a causa dell’illecito, si configurino due distinti rapporti: quello tra il danneggiato e danneggiante (quest’ultimo chiamato a risarcire civilmente il danno sulla base delle norme in materia di responsabilità civile) e quello tra lo stesso danneggiato e l’assicuratore,  (chiamato a rivalere l’assicurato del danno ad esso prodotto dal sinistro sulla base del contratto di assicurazione).

Secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente, l’istituto della compensatio, e quindi la detrazione del vantaggio dal quantum risarcitorio, trova applicazione solo qualora il danno e il vantaggio discendano entrambi, in modo diretto ed immediato, dallo stesso fatto e titolo (l’illecito civile); diversamente, esso non opera quando il vantaggio derivi da un titolo diverso ed indipendente dall’illecito stesso, il quale non rappresenterebbe la causa, bensì condizione o occasione affinché il diverso titolo spieghi la sua efficacia. (Cass. Civ., n. 15822/05).

Sulla scorta di tale interpretazione, fino alla pronuncia delle Sezioni Unite qui in rassegna, si ammetteva il cumulo tra indennità assicurativa e risarcimento del danno, a patto che l’assicuratore non esercitasse l’azione surrogatoria prevista dall’art. 1916 c.c. (Cass. SS. UU. n. 2639/1987).

 

Secondo l’opposto orientamento, invece, indennità assicurativa e risarcimento dei danni non possono cumularsi giacché assolvono ad un’identica funzione risarcitoria: l’indennizzo assicurativo elide in misura corrispondente il credito risarcitorio che il danneggiato vanta nei confronti del danneggiante, a prescindere dall’esercizio dell’azione surrogatoria. Non rileva dunque la diversità dei titoli in base ai quali l’assicurato-danneggiato vanta l’indennizzo assicurativo ed il risarcimento (Cass. Civ. n. 13233/2014).

 

Le Sezioni Unite compongono il contrasto, individuando i criteri per l’operatività dell’istituto:


-   va effettuata una specifica indagine, per ‘classi di casi’, sulla funzione del beneficio collaterale: affinché possa operare la compensatio, il vantaggio derivante dal fatto illecito dovrà avere anch’esso la medesima funzione del risarcimento del danno, ossia la rimozione dell’effetto dannoso dell’illecito, ‘sicché in tanto le prestazioni del terzo incidono sul danno in quanto siano erogate in funzione di risarcimento del pregiudizio subito dal danneggiato’.

Superando l’orientamento prevalente in passato, le Sezioni Unite evidenziano l’irrilevanza ‘della coincidenza formale dei titoli’ e la necessità ‘del collegamento funzionale tra la causa dell’attribuzione patrimoniale e l’obbligazione risarcitoria’.

 

-    va verificata la sussistenza, nell’ordinamento, del meccanismo di surroga del terzo nei diritti del danneggiato verso il danneggiante (ciò che, da un lato, impedisce al danneggiato di ottenere, per lo stesso danno, la somma già riscossa a titolo di indennità assicurativa e, dall’altro, non permette all’autore dell’illecito di avvantaggiarsi dall’indennizzo pagato dal terzo).

 

Applicando tali criteri al caso dell’assicurazione contro i danni, la Cassazione ha evidenziato come il pagamento dell’indennità assicurativa realizzi il medesimo fine del risarcimento del danno e trasferisca automaticamente all’assicuratore i diritti contro il terzo danneggiante.

Infatti, nel caso di sinistro a danno del danneggiato assicurato, quest’ultimo è titolare di due diritti (al risarcimento e all’indennizzo assicurativo) aventi fonti e, quindi, titoli diversi (l’illecito e il contratto di assicurazione) ma orientati ad un identico fine: la reintegrazione del patrimonio del danneggiato.

Le Sezioni Unite hanno poi chiarito che, ai sensi dell’art. 1916, comma 1, c.c., la surrogazione dell’assicuratore nei diritti del danneggiato contro il terzo danneggiante avviene automaticamente, ope legis, con il pagamento dell’indennità assicurativa, senza necessità di alcuna comunicazione.

 

Questo dunque il principio di diritto: ‘Il danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza del fatto.’

 

Arianna Da Rios

Marzo 2019