Lavoro – il diritto alle ferie
08 febbraio, 2019

Lavoro – il diritto alle ferie

Il diritto alle ferie è il diritto di ciascun lavoratore a godere di un periodo fisso nel corso dell’anno, di astensione dallo svolgimento della prestazione lavorativa pur continuando a percepire retribuzione.

Il concetto di ‘ferie’ è nato in età moderna, dopo confronti politici che hanno visto come protagonisti i datori di lavoro supportati dalle relative associazioni datoriali da un lato, i lavoratori con le associazioni sindacali dall’altro. Gli elementi essenziali del diritto ad un periodo di ferie sono i) il bisogno fisiologico di un periodo di riposo di ciascun lavoratore, ii) l’importanza di rigenerare le energie fisiche e mentali mediante un periodo di astensione dal lavoro più lungo di un fine settimana.

A livello europeo, la direttiva comunitaria n. 88/2003, articolo 7, stabilisce che ogni lavoratore ha diritto di beneficiare di un periodo di ferie retribuito della durata di almeno quattro settimane ogni anno, nel rispetto delle legislazioni nazionali di ciascun paese. La stessa direttiva sancisce altresì il principio della non rinunciabilità di tale diritto e della non commutabilità dello stesso con una indennità monetaria, a meno che il rapporto di lavoro non venga a cessare.

L’applicazione e l’interpretazione della direttiva consentono di adeguare tali principi ai cambiamenti della società, anche per quanto riguarda i rapporti di lavoro. Ad esempio con la sentenza C-118/12 la Corte di Giustizia della Comunità Europea ha stabilito che quando il lavoratore muore prima che il rapporto di lavoro sia cessato e residuino dei giorni di ferie non goduti, il diritto di ricevere l’indennità monetaria si trasmette agli eredi. Con la successiva pronuncia C-916/16 la Corte ha precisato che tale diritto non può considerarsi rinunciato tacitamente per il solo fatto che il lavoratore non abbia chiesto di utilizzare i giorni di ferie maturati quando era ancora in vita.

Il diritto italiano ha elevato le ferie a istituto fondamentale dell’ordinamento giuslavoristico nazionale, sancito anche dall’art. 36 della Costituzione Italiana, comma 3, il quale stabilisce che “il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

Ai sensi dell’art. 2109 cod. civ. il datore di lavoro può pertanto decidere il periodo di ferie del lavoratore considerati l’esigenza aziendale nonché gli interessi del lavoratore. L’istituto ha poi trovato speciale disciplina nella legge n. 66/2003. Quest’ultima prevede all’art. 10 che almeno metà del periodo annuale di ferie debba essere usufruito dal lavoratore nello stesso anno in cui sorge, che la fruizione sia continuativa e che la durata minima del periodo sia di almeno due settimane. La restante parte di ferie maturate durante l’anno può invece essere usufruita durante i 18 mesi successivi all’anno in cui maturano. Sono fatte salve le disposizioni di maggiore dettaglio previste dai contratti collettivi di comparto, a cui la legge rinvia.

Tale è l’importanza riconosciuta dall’ordinamento alle ferie, che un’eventuale malattia di apprezzabile importanza sopravvenuta durante il godimento ne sospende il decorso, a condizione che il lavoratore ne dia tempestiva comunicazione all’imprenditore (v. Cass. 31.7.2018, n. 20317). Per contro lo stato di malattia non è incompatibile in assoluto con l’utilizzo del periodo di ferie, e il lavoratore assente per malattia può chiedere di utilizzare i giorni di ferie maturati allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto ex art. 2110 c.c. (v. Cass. 29.10.2018, n. 27392).

Fermo quanto sopra, il diritto alle ferie del lavoratore non può mai essere oggetto di rinuncia, neppure in cambio di un compenso, con le seguenti eccezioni:

1)   in forza dell’art. 24 d. lgs. n. 151/2015 i lavoratori possono cedere a titolo gratuito i riposi e le ferie da loro maturati ad altri colleghi dipendenti dello stesso datore di lavoro, al fine di consentire a questi ultimi di assistere figli minori che per le particolari condizioni di salute necessitano di cure costanti;

2)   anche in Italia in caso di cessazione del rapporto di lavoro, i giorni di ferie maturati ma non goduti vengono convertiti in una indennità monetaria, a condizione che il lavoratore fornisca la prova di aver lavorato durante i giorni nei quali avrebbe dovuto essere in ferie (v. Trib. Roma 18.1.2018, conf. Trib. Messina 2.2.2018). Con riferimento alle ferie maturate e non godute entro i 18 mesi, invece, il lavoratore ha la facoltà di azionare la tutela civilistica chiedendo all’ormai ex datore di lavoro il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale (si veda Cass. 10.10.2017, n. 23697). 

Nella prassi i datori di lavoro verificheranno periodicamente il godimento puntuale delle ferie da parte dei dipendenti, specialmente per coloro che hanno una maggiore anzianità aziendale, onde evitare che a rapporto di lavoro cessato sorga l’obbligo di corrispondere un eventuale elevato indennizzo per ferie non godute.

Edoardo Piccione