La relazione extraconiugale può essere motivo di revoca di una donazione?
01 marzo, 2019

La relazione extraconiugale può essere motivo di revoca di una donazione?

La relazione extraconiugale intrattenuta dal coniuge donatario costituisce ingiuria grave (ai fini della revoca della donazione) solo se ad essa si accompagna un atteggiamento di disistima ed avversione da parte del donante, tale da sfociare in un’offesa, esteriormente manifestata, all’onore e al decoro della persona.”

 

Così ha stabilito la Corte di Cassazione, con ordinanza 24965/2018, depositata il 10 ottobre 2018, rigettando un ricorso proposto da Tizio avverso la decisione della Corte territoriale di Milano.

 

Tizio, infatti, aveva citato in giudizio l’ex moglie Mevia dinanzi al Tribunale di Milano per ottenere la revoca per ingratitudine di una donazione di un immobile eseguita in favore di quest’ultima. Secondo la ricostruzione di Tizio, le numerose relazioni extraconiugali intrattenute dalla moglie (già provate in sede di giudizio di separazione), di cui una con un noto personaggio, con conseguente risonanza mediatica, costituivano comportamenti ingiuriosi, manifestanti disistima nei suoi confronti, tanto da legittimarlo a richiedere la revocazione della donazione per ingratitudine ai sensi dell’art. 801 c.c.

 

Il Tribunale e la Corte territoriale avevano rigettato la richiesta perché infondata dal momento che l’ingiuria grave di cui all’art. 801 c.c., quale presupposto per la revoca della donazione per ingratitudine, avrebbe dovuto concretizzarsi in una manifestazione esteriore di radicata e profonda disistima del donatario nei confronti del donante tanto da suscitare ripugnanza nella coscienza sociale.

 

La Corte di Cassazione, riprendendo quanto già pronunciato nei due precedenti gradi di giudizio, con la suddetta ordinanza, precisava che l’offesa considerata ai fini della revoca della donazione per ingratitudine, ai sensi dell’art. 801 c.c., deve essere tale dimostrare un durevole sentimento di disistima delle qualità morali del donante e mancare di rispetto alla dignità di questo.  L’ingiuria grave, pertanto, deve essere espressione di radicata e profonda avversione o di perversa animosità verso il donante. A tal fine, secondo la Corte di legittimità, il comportamento del donatario non deve essere valutato solo sotto il profilo oggettivo, bensì anche nella sua potenzialità offensiva del patrimonio morale del donante, perché espressamente rivolta a ledere la sua sfera morale, tale da essere contraria a quel senso di riconoscenza che, secondo la coscienza comune, dovrebbe improntare l’atteggiamento del donatario.

 

In conclusione, secondo la Corte di Cassazione, nel caso di specie, doveva escludersi la revocabilità della donazione per ingratitudine poiché l’infedeltà della donataria non nasceva da un sentimento di avversione e disprezzo nei confronti del ricorrente, tale da ripugnare il sentimento comune.

 

Febbraio 2019

 

Fulvia Cattarinussi