Decreto Correttivo Cartabia
05 settembre, 2024

Decreto Correttivo Cartabia

Schema del decreto legislativo concernente le disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 10 ottobre 2022 n. 149 in attesa di approvazione dal Senato della Repubblica

Il codice di procedura civile, già oggetto di sistematiche e rilevanti modifiche apportate dalla Riforma Cartabia, sarà, presumibilmente, sottoposto ad ulteriori interventi in forza di quanto ora previsto dal decreto correttivo Cartabia.

Lo scopo del decreto è da un lato offrire una soluzione a problemi di natura applicativa, dall’altro attuare correzioni ed integrazioni ritenute necessarie per una migliore applicazione della Legge di Riforma.

Infatti, ora si rinvengono problematiche e/o lacune nascenti da un omesso od incompleto coordinamento tra il sistema processuale pre e post Cartabia.

Di seguito gli interventi che, ove approvati sia dalla Camera che dal Senato, avranno maggiori ripercussioni sul piano processuale:

Competenza

Art. 38 c.p.c.: l’art. 38 prevede che il difetto di competenza per materia, per valore e per territorio ex art. 28 c.p.c., possa essere rilevato dal giudice d’ufficio entro la prima udienza di cui all’art. 183 c.p.c.. Il decreto correttivo intende anticipare alle verifiche preliminari di cui all’art. 171 bis c.p.c. il momento ultimo in cui il giudice potrà provvedervi d’ufficio. Questa modifica risponde da un lato all’esigenza di accelerare l’iter processuale, dall’altro permette alle parti di prendere posizione sulla questione con le successive memorie integrative;

Art. 50 bis c.p.c.: la disposizione individua quali controversie sono soggette alla competenza collegiale e quali invece, in via residuale, sono rimesse al giudice monocratico. La norma, già ridotta dalla riforma Cartabia, subirà un’ulteriore modifica consistente nell’abrogazione del n. 7 bis inerente alle controversie di cui all’art. 140 bis del D.lgs. 206/2005.  L’intervento appare necessario considerato che la disciplina circa le class action di cui al Codice del Consumo è stata abrogata nel 2019 e sostituita con le azioni di classe di cui agli artt. 840 bis c.p.c. segg. di competenza delle Sezioni Specializzate a tutela delle Imprese;

Modalità di svolgimento dell’udienza

Art. 127 ter c.p.c.: lo svolgimento dell’udienza mediante il deposito di note contenenti le sole istanze e conclusioni è ammissibile, secondo il vigente sistema, ove all’udienza non debbano prendere parte soggetti ulteriori rispetto alle parti stesse, ai loro difensori, al p.m. e agli ausiliari del giudice ed ove ne facciano formale richiesta tutte le parti costituite. Il decreto correttivo dispone che l’udienza cartolare non potrà aversi qualora la presenza personale sia espressamente prevista per legge o disposta dal giudice. Al comma quinto dell’art. 127 ter c.p.c. si propone, inoltre, di aggiungere il seguente periodo: “il provvedimento depositato entro il giorno successivo alla scadenza del termine si considera letto in udienza”;

Art. 128 c.p.c.: l’art. 128 c.p.c., ai sensi del quale l’udienza di discussione è pubblica a pena di nullità, verrà modificato nel senso che il Giudice potrà disporre la sostituzione dell’udienza ai sensi dell’art. 127 ter c.p.c., salvo che una delle parti non faccia opposizione;

Notifica a mezzo posta elettronica certificata eseguita dall’Ufficiale Giudiziario

Art. 149 bis c.p.c.: l’attuale lettera della norma prevede che la notifica effettuata a mezzo pec dall’ufficiale giudiziario debba ritenersi perfezionata nel momento in cui il gestore rende visibile la copia conforme notificata nella casella di posta elettronica del destinatario; in forza del correttivo potrà essere notificato anche il duplicato informatico del documento elettronico. Viene inoltre introdotta una precisazione quanto al momento perfezionativo: se la riforma Cartabia si era limitata a circoscrivere il momento perfezionativo limitatamente al destinatario, prevedendo invece che per il notificante si ricorresse alla disciplina della conoscenza legale, il correttivo in esame prevede espressamente che per il notificante le formalità si dovranno considerare perfezionate nel momento in cui il documento informatico verrà consegnato all’ufficiale giudiziario. Non solo, si prevede altresì l’aggiunta di un settimo comma ai sensi del quale, ove la notifica a mezzo pec non possa essere effettuata o non abbia avuto buon esito per fatto non imputabile al destinatario, la stessa venga effettuata secondo le diverse modalità previste dal codice di rito; ove invece la notifica non possa essere eseguita o abbia avuto esito infausto per fatto imputabile al destinatario, l’ufficiale dovrà eseguirla mediante inserimento nel portale del Ministero della Giustizia.  La suddetta modifica andrebbe così a colmare una lacuna normativa attualmente presente;

Costituzione di parte attrice e termini a comparire

Art. 163 c.p.c.: l’art. 163 avente ad oggetto il contenuto dell’atto di citazione è stato già ampliamento modificato con la riforma Cartabia; secondo quanto previsto nel decreto correttivo, si dovrà però indicare anche l’indirizzo di posta elettronica certificata del convenuto risultante dai pubblici elenchi;

Art. 163 bis c.p.c.: la norma prevede che, ove il presidente del Tribunale anticipi su istanza di parte l’udienza di comparizione, i termini per le memorie integrative devono computarsi dall’udienza così fissata e non invece dall’udienza indicata nell’atto di citazione; il decreto correttivo si limita in questo caso ad una mera precisazione ovvero chiarisce che il computo dei termini per le memorie di cui all’art. 171 ter c.p.c. dovrà essere calcolato a ritroso;

Art. 165 c.p.c.: la proposta di riforma interviene sull’art. 165 c.p.c. su un triplice fronte: in primo luogo si propone si elidere il riferimento all’iscrizione a ruolo, considerata superflua in forza del pct; in secondo luogo, il decreto riterrebbe opportuno eliminare altresì il riferimento al fascicolo cartaceo, posto che l’intero processo, salve eccezioni, è stato per intero informatizzato; in ultimo è stato precisato che ove l’attore si costituisca personalmente senza il ministero di un difensore, potrà, alternativamente alla dichiarazione di residenza o elezione di domicilio, indicare un indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o eleggere un domicilio digitale speciale ai sensi 3-bis, comma 4-quinquies del CAD;

Verifiche preliminari e memorie integrative

Art. 171 c.p.c.: la disposizione in commento prevede il regime processuale applicabile in caso di costituzione delle parti oltre il termine; nello specifico, qualora la parte, sia l’attore che il convenuto, si costituisca oltre il termine di 70 giorni prima dell’udienza, la stessa verrà dichiarata contumace con ordinanza emessa dal giudice istruttore; si noti però una contraddizione tra detta norma ed il successivo art. 171 bis c.p.c. ai sensi del quale la declaratoria di contumacia deve essere dichiarata con decreto. Ecco dunque che il correttivo propone di risolvere detta antinomia prevedendo la sostituzione all’art. 171 c.p.c. del termine “ordinanza” con il termine “decreto di cui all’art. 171 bis c.p.c.”;

Art. 171 bis c.p.c.: il nuovo articolo 171 bis c.p.c., recante le verifiche preliminari svolte d’ufficio dal giudice istruttore nei 55 giorni prima dell’udienza di comparizione, potrà essere modificato in quanto il decreto propone di espugnare il riferimento alla declaratoria di contumacia di cui all’art. 171 comma terzo c.p.c., aggiungendo invece il riferimento all’art. 271 c.p.c. circa la costituzione del terzo chiamato (il che implicherebbe che l’eventuale richiesta del terzo di chiamare a sua volta in causa un ulteriore soggetto dovrà essere esaminata con le verifiche preliminari). Non solo, se l’attuale testo della norma prevede che il giudice si limiti ad indicare le questioni rilevabili d’ufficio di cui ritiene opportuna la trattazione, il testo riformato prevederebbe la possibilità per il giudice di convocare le parti indicando le questioni di cui ritenga opportuna la trattazione.

Il nuovo testo dell’articolo introduce poi un elemento ulteriore, andando così a risolvere un problema interpretativo già esistente, ovvero specifica che qualora venga adottato un provvedimento di quelli elencati nel comma primo dell’art. 171 bis c.p.c. con decreto, il giudice debba in un certo qual senso “tornare indietro” ovvero svolgere nuovamente le verifiche preliminari al fine di verificare che le prescrizione impartite siano state effettivamente assolte, verifiche che dovranno sempre essere effettuate nel termine di 55 giorni dall’udienza così fissata nel decreto. In ultimo, il correttivo vorrebbe anticipare sempre alle verifiche preliminari il momento in cui il giudice può disporre il mutamento di rito: se così fosse, non sarebbe necessario attendere la prima udienza, come attualmente accade ex art. 183 bis c.p.c., ma il giudice potrebbe disporre già prima dell’udienza che si proceda con il rito di cui all’art. 281 decies c.c. s.s., evitando così di dover attendere il deposito delle memorie integrative;

Art. 171 ter c.p.c.: il legislatore interviene sulla seconda memoria integrativa al fine di porre rimedio ad un errore materiale, prevedendo che le parti possano proporre nuove eccezioni in conseguenza non solo delle domande, ma anche delle eccezioni nuove formulate dalla controparte nella memoria di cui al numero 1).

Nuovo rito semplificato di cognizione

Art. 281 decies c.p.c.: il decreto correttivo intende apportare delle modifiche al nuovo rito semplificato di cognizione. In forza della disciplina attualmente vigente, il procedimento deve necessariamente essere introdotto nelle forme del rito semplificato ove vi siano i requisiti previsti all’art. 281 decies ovvero se la domanda è fondata su prova scritta, o è di pronta soluzione, se l’istruttoria non è complessa o se i fatti non sono controversi, sia che il giudizio appartenga astrattamente alla competenza del Giudice monocratico che collegiale; quanto invece alle controversie di competenza del monocratico, attualmente possono sempre essere introdotte nelle forme del nuovo rito semplificato anche ove non vi siano i presupposti di cui all’art. 281 decies c.p.c. sebbene ciò non sia espressamente precisato dalla norma; con il correttivo il legislatore intende aggiungere al comma secondo “anche se non ricorrono i presupposti di cui al primo comma” andando così ad esplicitare un aspetto che per ora si ricava solo in via interpretativa. Oltre a ciò, il rito semplificato sarà applicabile anche ai giudizi di opposizione all’esecuzione ed opposizione agli atti esecutivi nonché nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo;

Art. 281 duodecies c.p.c.: quanto alla concessione dei termini per il deposito delle due memorie (nelle quali in un certo senso viene accorpato quanto dedotto con le memorie di cui all’art. 171 ter c.p.c.), se ora la concessione degli stessi è subordinata alla sussistenza di un giustificato motivo, ai sensi di quanto disposto dal correttivo gli stessi saranno concessi solo ove ne sorga la necessità quale conseguenza delle difese di parte convenuta;

Art. 281 terdecies c.p.c.: secondo il sistema vigente, il Giudice provvede ex art. 275 bis c.p.c. ove si tratti di una questione di competenza del Giudice collegiale, a norma invece dell’art. 281 sexies c.p.c. se dovesse trattarsi di una controversie rimessa al monocratico. Con il correttivo, ferma l’applicazione dell’art. 281 sexies c.p.c., si potrà procedere ex art. 275 bis c.p.c. solo se una delle parti ne faccia richiesta, diversamente l’Istruttore disporrà la discussione orale della causa davanti a sé riservandosi all’esito di riferire al collegio.

Tardiva costituzione della parte dichiarata contumace

Art. 293 c.p.c.: come si può notare, la lettera della norma in oggetto ammette la tardiva costituzione non oltre l’udienza di precisazione delle conclusioni, sebbene detta udienza sia stata soppressa o, meglio, sostituita dal deposito delle note di precisazione delle conclusioni. Sul punto, in attesa di un’interpretazione giurisprudenziale o di un intervento normativo, la recente dottrina aveva cercato di offrire un correttivo: vi è, infatti, chi riteneva che il contumace potesse costituirsi non oltre il termine di 60 giorni per il deposito delle note di precisazione delle conclusioni, chi invece ipotizzava essere può congruo ammettere la costituzione fino all’udienza di rimessione al collegio, e chi ancora la ammetteva fino al momento in cui veniva fissata l’udienza stessa di rimessione al collegio.

Quest’ultima posizione è proprio quella a cui ha aderito il correttivo, proponendo infatti che la costituzione possa avvenire fino al momento in cui il Giudice istruttore provvede alla fissazione dell’udienza di rimessione al collegio ex art. 189 c.p.c.

Giudizio avanti al Giudice di Pace

Art. 318 c.p.c.: alcune modifiche verranno apportante anche al procedimento avanti al Giudice di Pace, già alquanto riformato con la Riforma Cartabia che ha previsto l’applicazione allo stesso del nuovo rito semplificato. Il correttivo si propone di modificare l’art. 318 c.c. aggiungendo gli avvertimenti di cui all’art. 163 comma 3 n. 7, nello specifico l’avvertimento che la costituzione oltre il termine implica le decadenze di cui all’art. 281 undecies commi 3 e 4, che la difesa tecnica è obbligatoria in tutti i giudizi il cui valore eccede Euro 1.100, 00 (soglia che a partire dal 31.10.2025 verrà innalzata ad Euro 2.500,00) salve le ipotesi previste dall’art. 86 o da leggi speciali, e che la parte, sussistendone i presupposti di legge, potrà presentare istanza per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato;

Art. 321 c.p.c.: tale disposizione disciplina la fase decisoria del procedimento prevedendo l’applicazione dell’art. 281 sexies c.p.c. ai sensi del quale viene emessa sentenza dando lettura del dispositivo e della succinta esposizione in fatto ed in diritto della controversia. A tale proposito, verrà abrogato il comma secondo che prevede il deposito della sentenza in cancelleria entro 15 giorni dalla discussione, prevedendo invece il deposito solo qualora non ne venga data lettura in udienza;

Giudizio di appello

Art. 342 c.p.c.: quanto al primo comma dell’articolo, si assiste di una mera riscrittura più che una vera e propria modifica di natura sostanziale;

Art. 347 c.p.c.: viene parzialmente modificato anche l’art. 347 c.p.c. precisando che le parti diverse dall’appellante, e pertanto anche l’appellato, si dovranno costituire nel termine di 20 giorni dall’udienza fissata, andando così a dirimere definitivamente le perplessità sollevate agli albori della Cartabia circa la costituzione del convento, ovvero se dovesse avvenire nel termine di 20 o 70 giorni dall’udienza. I commentatori della Riforma Cartabia avevano rilevato fin da subito che ipotizzare la costituzione del convenuto in appello nel termine di 70 giorni dall’udienza avrebbe rappresentato per quest’ultimo un notevole pregiudizio alle esigenze di difesa posto che ciò implicava lasciare poco più di venti giorni per approntare la comparsa. Sebbene detti dubbi siano stati ab origine risolti, ammettendo in via interpretativa la costituzione nel termine di 20 giorni dall’udienza, con il correttivo il problema sarebbe risolto a monte posto che sarebbe la norma stessa ad indicare il termine senza lasciare dubbio alcuno;

Procedimento in materia di famiglia

Art. 473 bis c.p.c.: la disposizione in oggetto circoscrive l’ambito applicativo del nuovo rito unificato in materia di famiglia; con il decreto correttivo vengono implementati i casi di esclusione ovvero, oltre ai già menzionati procedimenti inerenti all’adozione dei minori e dei procedimenti rimessi alle sezioni specializzate in materia di immigrazione, esuleranno dal procedimento di cui agli artt. 473 bis c.c. anche i procedimenti di scioglimento della comunione legale. Viene poi prevista l’aggiunta di ulteriori commi; in modo particolare, vengono indicati gli adempimenti che dovranno essere attuati in caso di errore di rito ovvero sia nell’ipotesi in cui venga introdotto con le forme del 473 bis c.p.c. un giudizio diverso da quelli indicati nel comma primo del medesimo articolo, sia l’ipotesi contraria; in entrambi i casi il giudice, entro la prima udienza, ordinerà il mutamento di rito;

Processo esecutivo

Art. 475 c.p.c.: sebbene la riforma Cartabia sia già intervenuta sensibilmente in punto di esecutività del titolo, abrogando la formula esecutiva e prevedendo il rilascio del titolo in copia attestata conforme all’originale, ora il Decreto Correttivo intende ammettere anche la possibilità che il titolo si consideri esecutivo anche ove dovesse trattarsi di un duplicato informatico, tale per cui la norma disporrà in questi termini “copia conforme o in duplicato informatico”;

Art. 480 c.p.c.: quanto all’atto di precetto, il decreto correttivo si pone l’obbiettivo di definire ancor di più il contenuto dello stesso; in modo particolare dovrà essere indicato il Giudice competente per l’esecuzione, mentre la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio dovrà essere effettuata solo ove il creditore procedente si costituisca personalmente;

Art. 616 e 618 c.p.c.: l’opposizione all’esecuzione e l’opposizione agli atti esecutivi altro non sono che procedimenti di cognizione ordinaria e rappresentano, quindi, lo strumento per mezzo del quale il principio costituzionalmente garantito del contraddittorio rientra nell’esecuzione. Entrambe le disposizioni summenzionate verranno modificate in modo analogo con l’aggiunta del seguente periodo “Quando il giudizio di merito è introdotto nelle forme del rito ordinario di cognizione, sono ridotti della metà anche i termini di cui agli artt. 165, 166, 171-bis e 171-ter”.

Procedimento di ingiunzione

Art. 634 c.p.c.: la norma in esame individua quali documenti possano essere considerati alla stregua di atto scritto rilevante ai fini del giudizio monitorio; nella prassi, non è infrequente che un decreto ingiuntivo venga emesso sulla base di fatture, alle quali viene sì riconosciuto valore probatorio limitatamente alla fase monitoria, ma non invece nel giudizio di opposizione; ad avviso del correttivo Cartabia saranno idonee le fatture elettroniche trasmesse attraverso il Sistema di interscambio istituito dal Ministero dell’economia e delle finanze e gestito dall’Agenzia delle entrate;

Art. 648 c.p.c.: viene aggiunto un terzo comma il quale introduce un meccanismo similare a quanto previsto dall’art. 351 comma 2 c.p.c.: anche nel procedimento monitorio, infatti, sarà possibile per il giudice dichiarare la provvisoria esecuzione con ordinanza non impugnabile emessa prima dell’udienza qualora vi siano ragioni di urgenza;

Procedimento di convalida di sfratto

Art. 658 c.p.c.: la riforma Cartabia era intervenuta sul procedimento di convalida di sfratto per finita locazione di cui all’art. 657 c.p.c.  estendendo la legittimazione passiva non più solo al conduttore, mezzadro, colono, affittuario coltivatore diretto, ma anche all’affittuario d’azienda ed al comodatario di beni immobili; quanto invece allo sfratto per morosità nulla era stato specificato, sebbene il richiamo all’art. 657 c.p.c. facesse presumere che l’ampliamento della legittimazione passiva trovasse applicazione anche nel caso di specie; con il decreto correttivo, invece, non ci sarà più spazio a dubbio alcuno in quando all’art. 658 c.p.c. alla parola “conduttore” verranno aggiunti “all’affittuario di azienda, all'affittuario coltivatore diretto, al mezzadro o al colono”.

Orsola Scanferlato

agosto 2024