Cumulo della qualità di amministratore di società e di lavoratore subordinato
19 novembre, 2018

Cumulo della qualità di amministratore di società e di lavoratore subordinato

Una recente sentenza della Corte di Cassazione – Sezione Lavoro: la n. 22689 del 25 settembre 2018, ci offre lo “spunto” per affrontare, sia pure a grandi linee, un argomento da sempre dibattuto, ma sempre di attualità: il cumulo della qualità di Amministratore di Società e di Dipendente della medesima Società.

Va subito detto che, da sempre, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui, in linea di diritto, le due posizioni sono compatibili (con la sola esclusione dell’Amministratore Unico, in quanto sarebbe datore di lavoro di sé stesso).

Al contempo, però, il Supremo Collegio ha definito i presupposti per la configurabilità, in capo alla medesima persona, sia di un rapporto di preposizione organica, quale l’Amministratore, che di lavoro subordinato, di norma, di tipo dirigenziale.

Il primo ed essenziale di tali presupposti è costituito dal cd. “vincolo di subordinazione” e, cioè: l’assoggettamento del soggetto, nella sua veste di dirigente al potere direttivo, di controllo e disciplinare da parte dell’organo di amministrazione della società (di regola, collegiale: il Consiglio di Amministrazione).

Così, la citata recente sentenza della Corte di Cassazione ha statuito che:

per la configurabilità di un rapporto di lavoro subordinato fra un membro del consiglio di amministrazione di una società di capitali, ovvero l’amministratore delegato, e la società stessa, è necessario che colui che intende far valere tale tipo di rapporto fornisca la prova della sussistenza del vincolo della subordinazione e, cioè, l’assoggettamento, nonostante la suddetta carica sociale, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società nel suo complesso”.

Nella specie esaminata dalla Corte, una persona veniva, dapprima, nominata amministratore delegato e presidente del comitato di gestione della società e, poco tempo dopo, concludeva con la medesima azienda un contratto di lavoro subordinato, con qualifica di dirigente.

Una volta cessati i predetti rapporti, in modo ‘traumatico’, con un licenziamento disciplinare, il dipendente (come sovente accade) chiedeva giudizialmente l’accertamento della “insussistenza della giusta causa di recesso” dal rapporto di lavoro subordinato, con conseguente condanna del datore di lavoro al pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso e dell’indennità supplementare prevista dal C.C.N.L. Dirigenti.

Entrambi i Giudici di merito (il Giudice del Lavoro del Tribunale e la Corte d’Appello) respingevano la domanda del Dirigente sostanzialmente disconoscendo la sussistenza del rapporto di lavoro subordinato per non aver lo stesso allegato e dimostrato la ricorrenza, in concreto, dei presupposti per l’esistenza di tale tipo di rapporto, osservando altresì come risultasse irrilevante ai fini qualificatori il contratto di lavoro concluso inter partes, in quanto simulato e stipulato ad esclusivi fini di copertura assistenziale e previdenziale.

Contro al pronuncia della Corte d’Appello territoriale, il Dirigente proponeva ricorso per cassazione.

Il Supremo Collegio, nel rigettare il ricorso, enunciava anzitutto, il principio per cui può esservi cumulabilità tra la carica di amministratore delegato e il rapporto di lavoro subordinato di una stessa società di capitali, purchè si accerti l’attribuzione di mansioni diverse da quelle proprie della causa sociale e il soggetto interessato a far valere la natura subordinata del rapporto provi la sussistenza del vincolo di ‘eterodirezione’ e ‘subordinazione’, nel senso sopra specificato.

In sintesi, si può concludere che, secondo il costante insegnamento della Corte di Cassazione, da ultimo ribadito, i presupposti giuridici per la compatibilità dei due rapporti sono:

a) l’attribuzione e lo svolgimento, da parte del Dirigente, di mansioni diverse da quelle proprie della carica sociale;

b) l’assoggettamento, nonostante la carica sociale rivestita, del Dirigente al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell’organo di amministrazione della società (sussistenza in concreto dei vincoli di ‘eterodirezione’ e di ‘subordinazione’).

In pratica, si dovrà, da un lato, porre attenzione ai poteri conferiti all’Amministratore che, ad esempio, non dovranno prevedere:

-  il potere di assumere, licenziare ed esercitare il potere disciplinare nei confronti dei dirigenti;

-   l’estensione di poteri direttivi e di controllo all’area affidata al Dirigente  (anche se Direttore Generale);

-    l’assunzione della veste di “datore di lavoro” e “committente” ai sensi del d. lvo. n. 81/2008, in materia di sicurezza;

-       ecc., ecc..

Dall’altro lato (quello del Dirigente), si dovrà prevedere:

-  l’attribuzione di mansioni e funzioni, nello svolgimento di attività di lavoro subordinato, diverse ed in “aggiunta a quelle svolte in veste di amministratore (anche delegato)”;

-   l’obbligo di riferire e rendere conto all’organo di amministrazione in ordine al proprio operato ed allo svolgimento di dette mansioni;

-  l’assoggettamento al potere disciplinare dell’organo di amministrazione della società.

Da ultimo, pare utile sottolineare che l’azione di disconoscimento del rapporto di lavoro subordinato può riguardare non solo i rapporti fra le parti, bensì pure esser proposta dall’Ente previdenziale (ora INPS ed, in passato, INPDAI, più ‘attivo’ sulla questione) che, a seguito di verifica, può avere interesse a disconoscere la posizione contributiva del soggetto interessato ed il conseguente diritto alla pensione, con restituzione dei contributi versati.

Paolo Ferraresi