Art. 72 quater L.F. – Leasing e fallimento: il “credito residuo in linea capitale” si riferisce ai soli canoni non scaduti alla data del fallimento
08 marzo, 2019

Art. 72 quater L.F. – Leasing e fallimento: il “credito residuo in linea capitale” si riferisce ai soli canoni non scaduti alla data del fallimento

L’art. 72 quater, comma 2 L.F. stabilisce che, in caso di fallimento dell’utilizzatore e di scioglimento del contratto di leasing, il concedente è tenuto a versare al Fallimento l’eventuale differenza tra la maggior somma ricavata dalla vendita o dalla diversa riallocazione del bene, avvenuta a valori di mercato, ed il proprio “credito residuo in linea capitale”.

Nel corso degli anni, la giurisprudenza (principalmente, di merito) ha assunto diverse posizioni rispetto all’interpretazione della nozione di “credito residuo in linea capitale”, con conseguenze affatto rilevanti ai fini pratici.

Principalmente, tema di dissidio era se il “credito residuo in linea capitale”, per il quale al concedente è riconosciuto il diritto di soddisfarsi extra concorso, fosse rappresentato solo dai canoni (al netto della relativa quota parte di interessi) con scadenza successiva alla data di fallimento e di scioglimento del contratto (Trib. Milano 24.4.2012 n. 4902; conforme: Trib. Treviso 5.11.2015 n. 2431), ovvero anche dal credito capitale scaduto prima della dichiarazione di fallimento e non pagato (Trib. Pordenone 4.11.2009).

Di recente, la VI Sezione della Corte di Cassazione (ordinanza 4 febbraio 2019 n. 3200) è intervenuta, stabilendo – in adesione all’orientamento meneghino - che “nel caso di scioglimento del contratto di leasing ad opera del curatore fallimentare, il concedente, per i crediti scaduti alla data della sentenza dichiarativa, può soddisfarsi insinuandosi al passivo in sede di verifica dei crediti, in quanto il credito è anteriore al concorso. Per il capitale corrispondente ai crediti non ancora scaduti a tale data, invece, il concedente ha diritto alla restituzione del bene, oltre al diritto eventuale di insinuarsi nello stato passivo, in via tardiva, per la differenza fra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato”.

Si tratta di indirizzo coerente con il principio generale della par condicio creditorum, che – da un lato - cristallizza come concorsuale il credito anteriore maturato sino alla data del fallimento e – dall’altro – fa salva la natura eccezionale della norma dell’art. 72 quater LF, che accorda al concedente il diritto di soddisfarsi direttamente, al di fuori del riparto dell’attivo fallimentare, per il solo credito capitale compreso nelle rate con scadenza successiva alla sentenza dichiarativa di fallimento, periodo in cui – di fatto – il rapporto di leasing non ha più avuto esecuzione tra le parti.

Chiara Martin

Marzo 2019